Contro Pasolini

Intervista per « Il Manifesto »

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Lei descrive uno spaccato della provincia operaia francese, tra padri alcolizzati, madri schiacciate dalla vita, violenza e razzismo. Perché la sessualità di Eddy fa tanta paura in questo contesto?

A Eddy danno del frocio già prima che lui prenda coscienza della sua attrazione per gli altri ragazzi. Perché lo considerano effemminato, poco macho. Prima che Eddy si senta omosessuale, è il disprezzo degli altri, la violenza e le pressioni che subisce che lo indicano così. E questo soltanto perché lui non aderisce ai modelli maschili dominanti. In realtà, il modo in cui veniva considerata l’omosessualità nella mia famiglia e nell’intero piccolo mondo in cui sono cresciuto, è solo la lente che ho scelto per descrivere la condizione più generale di quell’ambiente. Quella violenza non parla di Eddy, ma di chi la perpetra.

 

I genitori e i compagni di scuola di Eddy sono odiosi, ma appaiono a loro volta vit- time della vita che conducono. Una sorta di corto circuito?

La violenza degli altri ragazzini contro Eddy, il clima aggressivo che si respira nel paesino, sono  un prodotto della miseria, dell’esclusione sociale. Sono le diverse forme di esclusione – non solo economica, ma anche culturale – che subiscono i ceti popolari a produrre in larga parte la violenza e gli atteggiamenti discriminato- ri verso le donne, gli omosessuali, gli immigrati. Questo libro non vuole solo denunciare l’omofobia, ma cerca di mettere in discussione l’intero sistema, le diseguaglianze su cui si fonda. Il paesino per metà operaio e per metà contadino in cui sono cresciuto, è una di quelle realtà in cui le persone continuano, generazione dopo generazione, a soffrire per una condizione di cui si lamentano ma verso la quale non riescono a ribellarsi, se non in forme al limite del l’autolesionismo. Lì, la sopraffazione e la violenza verso chi è percepito come estraneo, è qualcosa di abituale.

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Siamo nel nord della Francia, non lontano da Hénin-Beaumont, roccaforte di Marine Le Pen. Perché qui l’estrema destra seduce i poveri?

In Francia, come nel resto d’Europa, veniamo da una Rivoluzione conservatrice che negli ultimi decenni ha cercato di spazzar via, sul piano delle conquiste sociali come della cultura, ogni traccia della sinistra: non solo il marxismo classico, ma anche Bourdieu, Eribon, Foucault, gli studi sul razzismo, sulla liberazione delle donne e degli omosessuali. Uno dei risultati di questa offensiva restauratrice è stato quello di eliminare dal dibattito pubblico i temi dello sfruttamento e dell’emarginazione sociale, perfino la vita stessa delle classi popolari: da un certo momento in poi è stato come se non esistessero più. Così, questi ambienti, si sono ricostruiti un’identità intorno all’estrema destra, identificandosi nei discorsi di Marine Le Pen che è una delle poche politiche che ancora parla di loro. Nel silenzio e nell’assenza di tutti, il Front National è diventato egemone.

 

Nella banlieue di Parigi, un adolescente rom è stato linciato. Subire il razzismo non è un antidoto sufficiente per non imporlo ad altri?

Al contrario. E comunque si devono evita- re le rappresentazioni consolatorie. Mi spiego. Accanto al silenzio sul mondo popolare, negli ultimi anni, c’è stato, specie a sinistra, anche l’atteggiamento opposto. Quello che ricorda un po’ le posizioni di Pasolini, per cui i poveri, essendo più semplici, più autentici, estranei all’artificiosità della borghesia, sarebbero tout court estranei ai pregiudizi. In realtà, proprio l’emarginazione che vivo- no i ceti popolari può produrre altro odio o violenza, come si vede benissimo, e da tempo, nelle banlieue.

 

In alcuni casi è però proprio la cultura di questi ambienti che produce le discriminazioni. Eddy sembra scontrarsi con il mito della mascolinità diffuso nella classe operaia.

Sì, è vero. Lo sfruttamento sociale non spiega tutto. Eddy vive in un universo dominato da una cultura machista, quella degli uomini duri che passano dalla fabbrica alle sbronze con gli amici, maschi, e le cui prime vittime sono le donne e gli omosessuali. Tutti si adeguano a questo stile rude, brutale, comprese le mogli e le figlie, e lui che non riesce a farlo finisce per farne le spese. Ed è chiaro che si tratta di una delle caratteristi- che che ha accompagnato per decenni anche i partiti della classe operaia. Per questo Michel Foucault lasciò il Pcf in Francia e Luchino Visconti fu cacciato dal Pci in Italia: non c’era posto per i gay. Con la scusa che la rivoluzione sociale avrebbe spazzato via anche le differenze di genere, non si faceva altro che perpetrare il dominio maschile.

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